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Te lo dò io il Brasile


Un ragazzo paraplegico darà il calcio d’inizio ai Mondiali

10 giugno 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

Un ragazzo paraplegico darà il calcio d’inizio ai Mondiali del Brasile grazie a un esoscheletro guidato direttamente
dal suo pensiero. Questo incredibile risultato è stato realizzato grazie a Miguel Nicolelis, autore de Il Cervello universale (Nuovi Saggi Bollati Boringhieri, 2013). La notizia è su tutti i giornali e sta alimentando le speranze dei circa 25 milioni di persone che dipendono da una sedia a rotelle.

Un team internazionale ha infatti disegnato un esoscheletro, realizzato con una stampante 3D e controllato direttamente dalla mente, che darà al giovane la possibilità di calciare un pallone e inaugurare in questo modo magnifico la cerimonia d’apertura della festa del football. Le ossa e i muscoli dell’esoscheletro sono fatti di una lega di metalli leggeri e di pompe idrauliche, ma il cervello che lo guida è interamente umano: le onde cerebrali del giovane sono infatti tradotte in movimenti. L’uomo muoverà le sue gambe robotiche col pensiero!

L’idea è partita da Miguel Nicolelis –  http://www.nicolelislab.net/ – neuroscienziato brasiliano, ora alla Duke Univeristy, North Carolina, anima e ideatore del Walk Again Project: sarà proprio uno degli otto pazienti paraplegici coinvolti nel suo progetto a dare il calcio d’inizio dei mondiali.In Italia i dettagli scientifici e tecnici di questo incredibile successo sono raccontati con grande chiarezza e in presa diretta dallo stesso Nicolelis, nel suo Il cervello universale.

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Mondiali in tv: la rivincita delle donne

10 giugno 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

Inscenare un blackout”, “Annullare la finale”, “Fare shopping online”. Chi credeva che i 90 minuti più duri si giocassero sul campo di gioco dovrà ricredersi. Durante i Mondiali in Brasile la vera sfida sarà tra le mura di casa: le donne stanno maturando la loro rivincita. Una ricerca condotta in Europa da vente-privee.com, player mondiale nel settore delle vendite-evento online, svela i sogni più reconditi delle donne europee nel periodo della “Copa do mundo”. Il 77% delle intervistate afferma di optare per lo shopping online piuttosto che guardare le partite, mentre i fidanzati/mariti faranno il tifo seduti sul divano. Tra le italiane l’80% conferma questo dato, battute solo dalle francesi (87%) e dalle olandesi (84%). Ma non mancano le signore che preferiscono ammirare la prestanza atletica dei calciatori.

Secondo l’indagine (condotta da vente-privee.com in febbraio, su un campione di 5.900 soci, donne e uomini, di età compresa tra i 25 e i 40 anni in Francia, Spagna, Germania, Italia, Belgio e Paesi Bassi) il 91% degli italiani seguirà l’evento.

Quali saranno i partner privilegiati per guardare i match del Mondiale brasiliano?

Su questo punto gli uomini europei si dividono. Il 34% degli italiani e il 45% dei francesi preferisce la compagnia di un gruppo di amici con un aperitivo o una pizza; in particolare il 52% degli uomini italiani vede la propria partner come una presenza indesiderata, accusata di fare commenti superflui durante le partite. Il 78% degli olandesi, il 65% dei tedeschi, degli inglesi e degli spagnoli apprezzerebbe invece la compagnia del gentil sesso. Il 48% degli italiani apprezza molto la compagnia della partner se anch’essa, però, partecipa con interesse alla partita. Gli europei più sensibili sembrano essere gli spagnoli: il 34% ritiene di doversi scusare con la propria partner per aver guardato l’incontro di calcio facendole un piccolo regalo. Gli italiani, invece, sono i più devoti al pallone: il 68% non ritiene di doversi giustificare.

Le alternative delle donne al match in tv

In questa “sfida” in salotto le signore europee si rivelano tutt’altro che arrendevoli. Le francesi e le italiane sembrano le più dispettose, sino ad affermare di voler “Rivelare il risultato finale della partita”, mentre le donne belghe sono disposte a “Far saltare la corrente”. Se da un lato le donne si sbizzarriscono con pensieri “pericolosi” per far “accidentalmente” saltare la visione delle partite più importanti ai loro compagni, dall’altro lato una quota pari al 77% delle signore ha dichiarato di preferire lo shopping online durante i match. Ma e donne europee si distraggono anche guardando i calciatori: le più attente al lato estetico sono le olandesi (15%), seguite dalle francesi (11%) e al terzo posto le italiane (6%). Con la compagnia dei partner o meno, gli incontri del Mondiale brasiliano saranno anche un momento di convivialità: il 53% degli uomini europei afferma che mangerà durante le partite (il 47% tra gli italiani).

Fuorigioco e calcio d’angolo: tedeschi e inglesi i più preparati

Cartellino giallo, fuorigioco, rimesse laterali. Quanti conoscono davvero le regole del calcio? I tedeschi e gli inglesi sono i più preparati: l’82% dei tedeschi ha affermato di saper spiegare la regola del fuorigioco. Si difendono gli italiani: il 74% dimostra di conoscere molto bene il rigore e il cartellino rosso. Tra le donne europee, le più preparate sono le tedesche: il 76% sa spiegare la regola del cartellino rosso, seguite da spagnole e olandesi. Il 54% delle spagnole conosce il calcio d’angolo, mentre il 67% delle olandesi ha dimestichezza con la regola del cartellino giallo. Anche le italiane si difendono bene: il 36% dimostra di saper spiegare la regola più ostica anche per gli appassionati di calcio, quella del fuorigioco.

Antonio Barbangelo

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Carlo Petrini e i Mondiali dell’82 nei libri di Massimo Del Papa

6 giugno 2014 • EventiComments (0)

di Nazareno Giusti. Mentre sale la febbre dei mondiali, Massimo Del Papa, giornalista di origini milanesi, ha fatto uscire due interessanti e-book sul calcio. Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio questi lavori.

Partiamo da “Sopra un prato malato”…

“Il libro è dedicato a Carlo Petrini morto il 16 aprile 2012. Petrini, attaccante del Milan di Nereo Rocco, poi del Torino e del Bologna, rimase coinvolto nello scandalo del calcio scommesse e chiuse la sua carriera nelle serie minori, in Liguria”.

Quel Petrini che poi divenne scrittore…

“Sì, il suo libro più famoso è l’autobiografia “Nel fango del dio pallone” ma è da ricordare (e leggere) anche “Il calciatore suicidato” in cui indaga sulla misteriosa morte di Donato Bergamini”.

“Sopra un prato malato”, alla fine, raccoglie il testo integrale del monologo teatrale Sport in vena”. Come è nato questo spettacolo?

“È nato per impulso di Andrea Franchi che sta con me sul palco e, nel finale, esegue anche due pezzi cantati. Ci sentivamo spesso, ci chiedevamo cosa reciprocamente stessimo facendo; quando lui ha saputo di questo monologo, che in partenza doveva essere solo un ebook , ebbe questa idea di farne uno spettacolo completo. Ed è stato sempre lui a “stanarmi”, coinvolgendomi, contagiandomi col suo entusiasmo. Abbiamo per un po’ confrontato il rispettivo materiale via internet, e poi ci siamo trovati per provarlo”.

Lei conosceva personalmente Petrini?

“Sì, l’ho conosciuto Carlo intervistandolo per il Mucchio; poi è nata un’amicizia, fatta anche di occasioni comuni: ebbi occasione di invitarlo ad un convegno che organizzai nel 2006 ad Abbadia San Salvatore, per i ragazzi delle scuole e non solo. Poi ci furono ulteriori occasioni”.

Quale il suo giudizio sull’uomo?

“Petrini è  stato un uomo solo, coraggioso, di grande dignità. Uno che, dopo aver perduto tutto, riconquistò se stesso e il suo destino raccontando per primo, contro ogni silenzio ed ogni boicottaggio, tutto il malaffare nel calcio. Scrivere questo monologo è stato riprendere la sua voce e continuare a farla girare, a dispetto di chi non la voleva sentire. E’ come un impegno per me. Carlo non smette di avere ragione ad ogni nuovo scandalo, ad ogni nuova morte di sport”.

Passiamo al secondo e-book: “Quelli erano tempi” dedicato ai Mondiali ’82…

“Quest’altro lavoro rievoca invece la breve cronistoria di un momento di trapasso dalla fine della società industriale all’inizio del “post”. Un momento sportivo, calcistico, che per l’ultima volta riuscì a coinvolgere gli italiani in una liturgia festosa realmente nazional popolare”.

Lei dice che è stata l’unica volta che abbiamo vinto qualcosa. Perché?

“In quel caso tutti vincemmo qualcosa, ci sentimmo parte di qualcosa. Fu una festa collettiva, popolare. Dopo no”.

Quella magica sera del 5 luglio, per lei suscita anche ricordi intimi…

“Sì, la mia vita allora si schiudeva, mi avevano appena regalato un braccialetto in cuoio, la targhetta dorata col mio nome, per i diciotto anni. Passai la sera a festeggiare con gli amici del mare, la notte a rivedere tutto, da solo. La vita si schiudeva, ma era una pianta carnivora pronta a divorarmi. Adesso sono qui, sull’orlo di un’altra estate, i capelli sempre più bianchi e non ho ancora capito tutto quello che è successo. Scrivo di quelle partite, di quei diciott’anni, di quella vita che pareva schiudersi, scrivo e torno a rivedere Italia Brasile, 3-2 e tutte le lacrime sono fiumi che scorrono per cascate diverse, si mescolano, si confondono. Solo io so distinguerle. Conosco ogni ragione di quelle lacrime. Nostalgia, tenerezza e ferite. L’unica cosa che non posso fare, è trattenerle ancora”.

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Maglie, gadget, App e biglietti falsi. Come difendersi dai truffatori

31 maggio 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

timthumbL’imminente Coppa del Mondo in Brasile offre occasioni di traffici illeciti da parte di truffatori di tutto il mondo che si stanno focalizzando su questo evento di interesse mondiale. Facendo leva sul crescente entusiasmo da parte dei tifosi e il loro interesse per lo sport, molti siti offrono gadget apparentemente correlati all’evento: dalle maglie della squadra nazionale e altro merchandising, alle app, siti di scommesse falsi, fino a una delle più grandi minacce per il successo del campionato mondiale, ossia i biglietti delle partite falsi.
MarkMonitor –  www.markmonitor.com specialista nella protezione del brand online, (più della metà delle aziende di Fortune 100 trust, sono suoi clienti) delle aziende Fortune 100 ha individuato la presenza di siti che vendono biglietti a partire dall’inizio del mese di aprile con 510 annunci di biglietti per il Mondiale, spediti nel Regno Unito e in tutta Europa, per un valore di quasi 280.000 euro, con un prezzo medio dei biglietti di 550 euro. Nonostante la rigorosa politica di rivendita della Fifa – www.fifa.com – , i biglietti sono ancora offerti on-line con il rischio di essere acquistati da ignari tifosi. La questione se questi biglietti siano falsi o legali, venduti per approfittarsi del loro alto valore, è aperta al dibattito; il risultato, tuttavia, è lo stesso.
A quanto ammonta complessivamente il giro d’affari dei truffatori in merito ai Mondiali di Calcio?
“E’ impossibile definire il danno globale”, risponde Jerome Sicard, regional manager southern europe di MarkMonitor. “Solo i 550 biglietti falso che abbiamo individuato inizialmente hanno un valore di circa 300 mila euro ma si tratta di una goccia. A livello globale si tratta di  milioni di euro di danno solo per quanto riguarda i biglietti. Poi c’è tutta la questione del merchandising fenomeno che non coinvolge solo il consumatore finale ma soprattutto chi produce, o le federazioni e i club. Il danno principale è dei produttori  di chi sponsorizza le scarpe o gli indumenti degli atleti. Per il consumer il rischio è quello di acquistare una maglietta che di ufficiale non ha nulla”
Come è possibile stabilire se ciò che si acquista è ufficiale oppure si tratta di merce falsa?
“Il problema su internet è che sembra tutto regolare e venduto a un prezzo buono o di poco vantaggioso rispetto a ciò che si trova nei negozi su strada. Ma la qualità finale del prodotto non la si può controllare finché non ti arriva tra le mani”.
Da dove proviene la maggior parte dei prodotti taroccati e in cosa consiste il vostro lavoro?
“Una grande quantità arriva dalla Cina. Ma non dobbiamo pensare che arrivi tutto da lì, c’è anche la Turchia che inonda Europa e Stati Uniti. Il nostro ruolo è quello di aiutare il brand a proteggere il marchio online e il suo cliente abituale o occasionale. La pulizia di internet consiste nell’individuare ed eliminare tutti gli spazi dove si vendono prodotti falsi o dove si può creare una certa confusione per il consumatore finale e dove il brand non è rappresentato bene”
Il consiglio principaledi MarkMonitor è quello di seguire le regole della Fifa che stabiliscono in modo perentorio che l’unico luogo dove si possono comprare i biglietti è il sito ufficiale della Fifa. Oppure è possibile acquistare i biglietti e il merchandising attraverso i canali ufficiali degli sponsor o nelle travel agency abilitate a vendere pacchetti viaggio e biglietti. Inoltre i biglietti sono nominativi e non c’è possibilità di equivoci. Inoltre se si rinunciasse al biglietto una volta acquistato con garanzia la Fifa mette a disposizione una piattaforma ufficiale Fifa ticket exchange. Da ricordare inoltre che in Brasile vige una legge precisa sulla rivendita dei biglietti per eventi sportivi e non fuori dagli stadi, che vieta di aumentare il prezzo del biglietto.
Alcune  regoline da seguire
• Fare attenzione a ciò che si cerca: i falsari utilizzano parole chiave a loro vantaggio. I truffatori cercano di indirizzare coloro che aggiungono termini come ‘economico ‘ o ‘ sconto’ digitato con il nome di un prodotto o a una categoria.
• Prestare particolare attenzione al nome del sito nella barra degli indirizzi. Spesso i truffatori acquistano a causa di un brandname.com errato, una tecnica nota come ” typosquatting “, per deviare il traffico verso siti di ecommerce contraffatti o siti per adulti.
• Diffidare di merci altamente scontate. Come dice il proverbio, se sembra troppo bello per essere vero, probabilmente non lo è. I contraffattori sono diventati più sofisticati nelle loro tecniche di pricing.
• Qual è la reputazione? Il sito o il venditore viene menzionato nell’elenco dei siti web pericolosi? È importante fare una ricerca con i termini ‘ venditore + truffa ‘ e osservarne i risultati.
Tra i propri clienti MarkMonitor annovera un gigante dello sport americano: la World Wrestling Entertainment (WWE) che si è rivolta all’azienda per proteggere il portafoglio di contenuti online coperti da diritti, distribuiti di varie forme, come video online, uscite in DVD, CD, film, o qualsiasi altro mezzo. WWE ha realizzato che la contraffazione online e la pirateria stavano colpendo non solo le entrate ma anche i numerosi fan.

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The German Doctor: il pellegrinaggio sudamericano di Josef Mengele

30 maggio 2014 • EventiComments (1)

di Nazareno Giusti. Tra i vari ufficiali nazisti, probabilmente, Josef Mengele è tra i più famosi, tristemente noto come “angelo della morte” a causa degli “esperimenti” sui prigionieri di Auschwitz. Nel campo polacco rimase per 21 mesi portando avanti (sperimentando senza regole) il suo folle sogno eugenetico. I suoi esperimenti furono condotti, quasi sempre, sui gemelli. Un suo assistente, il dottore Miklos Nyiszli, testimoniò di quando, in una sola notte, uno dopo l’altro, uccise, personalmente, 14 gemelli di origine zingara. Alla fine della guerra, come alcuni altri ufficiali nazisti, riuscì a scappare.

Di lui, per lungo tempo, si persero le tracce. Nel 1949, si imbarcò da Genova per l’America con il passaporto e i documenti di “Helmut Gregor, nato nel comune di Termeno in Alto Adige”. Arrivato in Paraguay, per un periodo soggiornò in  Argentina e poi in Brasile, sempre in fuga. Braccato dal Mossad (il servizio segreto israeliano), con sulla testa, una taglia da tre milioni di dollari. Morì nel 1979 stroncato da un attacco cardiaco mentre nuotava a pochi metri dalla riva dell’oceano Atlantico. Fu sepolto nel cimitero di Nostra Signora del Rosario, a Embu das Artes, sotto la falsa identità di Wolfgang Gerhard. Un esame del Dna, effettuato nel 1985, però, rivelò che si trattava di lui: l’imprendibile “angelo della morte”.

Proprio il periodo brasiliano ispirò allo scrittore statunitense Ira Levin il suo romanzo “I ragazzi venuti dal Brasile”, da cui fu poi tratto un omonimo film del regista Franklin James Schaffner con Gregory Peck e Laurence Olivier. Suggestiva e inquietante la trama: finanziato da un potente “nostalgico”, Mengele, alcuni anni dopo la fine della guerra, crea 94 cloni di Adolf Hitler affidandoli e facendoli crescere da varie famiglie sparse tra il Nord America e l’Europa, inconsapevoli, di esser stati selezionati secondo rigidi criteri: ad esempio, in tutte le famiglie, tra i coniugi c’è una notevole differenza d’età, il padre è spesso assente e molto rigido, la madre molto presente e troppo affettuosa. Come lo erano gli autentici genitori di Hitler. Proprio per rispettare e ricreare le condizioni in cui crebbe il “caporale austriaco” (a cui, Mengele, prima che morisse, aveva  prelevato, un lembo di pelle e un campione di sangue che ha iniettato nei 94 bambini), dei sicari hanno avuto ordine di eliminare il padre quando i ragazzi avranno compiuto 14 anni. Se l’esperimento andrà bene, uno di quei 94, potrà divenire il nuovo Führer, per ricostruire il Reich “millenario”.

 https://www.youtube.com/watch?v=ZP3elgQW8NE

Ma mentre le cose iniziano a non andare bene Mengele, inconsapevolmente, è braccato da Yakov Lieberman, il temuto cacciatore di nazisti… Il film, realizzato nel 1978, divenne, nel corso del tempo, un piccolo cult. Durante gli ultimi decenni, la figura del medico nazista è stata affrontata anche in film come “Il Maratoneta” o, il più recente, “La zona grigia”. Ora, ritorna di scottante attualità grazie a un film della regista argentina Lucia Puenzo: “The German Doctor”. La pellicola racconta la storia di Lilith una bambina di 12 anni che, però, a causa di un’anomalia della crescita, è molto più bassa di quello che dovrebbe essere (“la nana” la chiameranno le compagne di classe in maniera dispregiativa, alienandola).

Assieme alla sua famiglia, si trasferisce a Bariloche, dove i genitori (il padre Enzo, costruttore di bambole e la madre Eva di origini tedesche) hanno ereditato un bellissimo albergo immerso nella natura più pura e affacciato sul lago Nahuel Huapi in cui si specchiano le Ande innevate. Durante il viaggio di andata, attraverso il deserto, però, segue la famiglia uno strano uomo, elegante e misterioso: il dottor Helmut Gregor che, sin da subito, si interessa ai problemi della bambina. Quando, poi, scoprirà che la madre è in attesa di due gemelli il suo interesse per la famiglia aumenterà, divenendo quasi ossessivo.

Guadagnandosi la fiducia della madre, il medico, riuscirà a  inoculare una cura ormonale nel corpo di Lilith, senza che il padre, sempre diffidente nei suoi confronti, ne sappia nulla. E a ben vedere, Enzo avrà ragione. Eppure pure lui quasi cadrà nella “rete” del dottore che, grazie a una buona conoscenza della psicologia umana e alle sue fonti economiche, gli proporrà di produrre le sue bambole in serie. Tutte uguali, senza difetti. Perfette. Proprio questa metafora (bambole perfette come la razza sognata  da Mengele) è uno dei punti più forti del lungometraggio che, meglio di tanti pedanti libri e sconfinati saggi sul nazismo, fa capire la follia dell’ideologia “ariana”. Un film (in Italia è uscito l’8 maggio nelle sale) che suscita forti emozioni nello spettatore (ciò che dovrebbe fare un buon film) che parte come un sofisticato noir (non a caso ha vinto un importante premio al festival di Courmayeur), per poi assumere toni prettamente drammatici, quasi da incubo, fino alla fine che lascia l’amaro in bocca (non potrebbe essere altrimenti per una così in-giusta vicenda). Una pellicola che non annoia ma scorre via benissimo complice la bravura degli attori, la sapiente regia che ben ha saputo “sfruttare” i superbi paesaggi argentini. Ma soprattutto, quest’opera, invita alla riflessione. Cosa rara di questi tempi.

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La grafica dei Mondiali di Calcio: le prime tre edizioni 1930 – ’34 – ’38

29 maggio 2014 • Un museo al giornoComments (0)

di Paolo Cagnotto – Le due coppe dei mondiali di calcio e Jules Rimet

Fig. 1a

Fig. 1 bLa prima edizione del Campionato Mondiale di Calcio per nazioni venne disputata nel 1930 in Uruguay. Come per le Olimpiadi moderne, fu un francese a lanciare l’idea, che venne accolta subito favorevolmente dall’allora presidente della Fifa (la Federazione mondiale del calcio) Jules Rimet, a cui si deve il nome del trofeo che per regolamento sarebbe stato restituito dalla nazione vincitrice ogni quattro anni, per lo svolgersi della nuova manifestazione. Quattro anni di intervallo, come per le Olimpiadi e la clausola che la nazione che l’avesse vinta per tre campionati anche non consecutivi se la sarebbe aggiudicata per sempre.  L’albo d’oro delle nove edizioni disputate vede solo sei nazioni iscritte nel novero delle vincitrici.

Il Brasile vinse tre volte il trofeo nelle ultime quattro edizioni, nel 1958, nel 1962 e nel 1970. Per questo la Coppa Rimet andò alla nazionale carioca definitivamente.  Le altre nazioni che vinsero il prestigioso trofeo, opera dell’orafo francese La Fleur di Parigi (della prestigiosa scuola Cartier) furono l’Uruguay (1930 e 1950), l’Italia (1934 e 1938), la Germania Ovest (nel 1954) e l’Inghilterra (1966).Fig. 1 c Dal 1970  il trofeo si chiama più semplicemente Coppa del mondo Fifa (Fifa Word cup) e venne realizzato a Milano dallo scultore Silvio Cazzaniga. Rispetto a quello precedente il trofeo non verrà mai assegnato definitivamente.

La disputa per la Coppa del Mondo di Calcio, che, dopo le Olimpiadi,  è l’evento sportivo più seguito al mondo, ha dato luogo ad una serie di immagini per la comunicazione e la promozione della stessa. Nelle tre edizioni precedenti la Seconda Guerra Mondiale e fino al 1978, fu il manifesto ad essere l’elemento di immagine più importante e diffuso, accanto alle tradizionali ed immancabili raccolte filateliche. Dal 1966 anche la mascotte ha fatto sentire la propria presenza. Negli ultimi anni, con l’avvento dei nuovi media, della presenza sempre più imponente della televisione e del web, la globalizzazione dell’evento ha richiesto sempre maggior coinvolgimento e duttilità dei mezzi di espressione.

Analizzeremo però, solo la grafica in senso stretto, relativa alla cartellonistica, ai poster, al logo e alle mascotte.

Le prime tre edizioni

Fig. 2

1930    URUGUAYFig. 3

Dal 15 luglio al 15 agosto del 1930 si disputò in Uruguay il primo campionato del mondo di calcio.  Solo quattro nazionali europee parteciparono. La scelta della Fifa cadde sull’Uruguay che in quell’anno celebrava il centenario della liberazione, inaugurando il nuovo stadio  “del centenario”.

Tramite un bando il manifesto scelto per ricordare l’evento fu quello realizzato dall’artista di Montevideo Guillermo La borde, pittore e scultore nato nel 1886 e deceduto nel 1940. Uno degli artisti uruguayani più rappresentativi, con tratto “audace” per il suo tempo e significativo nell’uso del colore. Colori acrilici, brillanti e un’esaltazione della luce e nella composizione.

Riprendendo i caratteri in voga allora con i pieni nelle aste e la quadratura delle lettere spigolose, Laborde, che aveva studiato anche a Firenze, Roma, Parigi e in Spagna, riuscì a inserire una sua interpretazione nella scritta. Una composizione che sembra uscita da una poesia di Umberto Saba, dove il numero 1 è ingigantito e decorato con attinenze latino americane nella simbologia è sinergico sia alla prima edizione, sia alla figura del numero 1, il portiere, nell’atto plastico di bloccare un pallone all’angolo della porta. Tre colori essenziali e pieni. senza sfumature. L’azione calcistica è un’inquadratura azzardata per l’epoca e riflette il movimento. Nessun particolare che richiama la bandiera o i colori della nazione ospitante che vincerà il torneo.

 

Fig. 41934    ITALIAFig. 5

Seconda edizione del mondiale in Italia, in piena era fascista. Grafica ispirata al nazionalismo, il giocatore raffigurato nel poster è in posa plastica pronto a calciare il pallone; ed è la prima apparizione del pallone di cuoio con delineate le cuciture. Sullo sfondo le bandiere dei paesi partecipanti meno l’Uruguay, che per ritorsione verso le nazioni che non parteciparono al primo campionato, non partecipò all’edizione del 1934.

Rimanendo fedele al monito di Benito Mussolini, la Figc (Federazione italiana gioco calcio) nell’ottobre 1933 bandì un grande concorso per i “cartelli” (manifesti) del campionato mondiale di calcio 1934. Tra le 158 opere presentate, la giuria attribuì il primo premio al bozzetto di Luigi Martinati e il secondo premio a quello di Mario Gros. un manifesto che inquadra un calciatore azzurro, palla al piede visto dal basso per rendere l’immagine più olimpica, impegnato in un saluto romano con il braccio alzato.

Fig. 6Fig. 7Il lettering è classico dei manifesti del periodo fascista. Esistono diversi bozzetti utilizzate come varianti soprattutto locali, ne proponiamo uno di autore sconosciuto che appare più moderno del manifesto ufficiale e del secondo classificato, raffigura il pallone di cuoio che sta per varcare la rete. Un dettaglio con il particolare del palo su fondo azzurro. Un gioco di luci che danno risalto e movimento al tutto. Anche la scritta con caratteri extrabold denota una piccola ricerca nell’arrotondamento del carattere. Da notare anche l’abbinamento all’anno 1934 e il dodicesimo anno dell’era fascista. Immancabile il fascio littorio. Tutti i poster si caratterizzano che le scritte sono solo in italiano.

La commissione scelse inoltre i bozzetti di Alfredo Capitani per il francobollo chiudi-lettera e del pittore Gino Boccasile per il programma ufficiale.

 

 

Fig. 81938  FRANCIAFig. 9

Un campionato del mondo ancora una volta zoppo, che vide Argentina e Uruguay non partecipare per ritorsione contro la decisione degli organizzatori di rimanere in Europa e non tener conto dell’alternanza geografica dei continenti. In un clima che stava portando l’Europa al  conflitto mondiale la Germania partecipò dopo aver annesso l’Austria. La nazionale azzurra giocò anche con la maglia nera voluta dal regime fascista e fu fischiata ogni volta che i suoi giocatori facevano il saluto romano. La Spagna era in piena crisi bellica. Le cronache registrano un grande successo di pubblico nei numerosi stadi dove si giocò la competizione (addirittura due a Parigi). Il trofeo se lo aggiudicò l’Italia con grande scorno dei cugini francesi.

Henri Desmé fu l’artista che realizzò il manifesto del torneo.Fig. 10

Semplice, accattivante con l’idea del mondo sovrastato per un piccolo periodo dal pallone… da un giocatore di football che lo conquista in posa monumentale come un cacciatore con il trofeo di caccia, sullo sfondo un timido arcobaleno a scongiurare i venti di guerra europei, che invece avranno il sopravvento sulla storia. Il lettering non è molto innovativo se non nell’uso dell’ombra che rafforza la scritta rigorosamente francese.

Uno dei palloni originali dell’edizione del 1938. Non ancora sponsorizzati dalle grandi marche e non ancora frutto di ricerca di marketing e design.

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Camera di Commercio Italo-Brasiliana: 60 anni spesi al servizio delle aziende

22 maggio 2014 • Economia news, EventiComments (0)

Venerdì 29 la Camera di Commercio Italo-Brasiliana CCIB festeggia i suoi primi 60 anni. La Camera in questi anni di attività ha svolto numerose attività a favore dello sviluppo commerciale tra Italia e Brasile. Ha aiutato numerose aziende a orientarsi nei mercati brasiliani. Grandi e piccole imprese che hanno potuto pianificare le loro relazioni commerciali e industriali appoggiati dalla Camera. “Il Brasile è un Paese diverso da ogni altra realtà sud americana” dice il presidente della Camera Feletto. “Per non perdere occasioni, tempo e investimenti, per prima cosa bisogna avere le idee chiare su che cosa si vuole fare. Poi è necessario acquisire informazioni precise sulle dogane, sul regime fiscale e la fiscalità del paese, sulla gestione societaria, diritto del lavoro, import ed export dei capitali e degli utili. Evitando un fai da te che rischia di bruciare opportunità e investimenti”.
Com-Tech Italia da alcuni anni è presente con Com-Tech do Brasil nello Stato di Sao Paulo e più precisamente a Bragança Paulista dove produce e vende componenti passivi per la trasmissione del segnale televisivo. “Ci siamo avvicinati alla Camera di Commercio Italo-Brasiliana dopo aver contattato diversi enti istituzionali sia italiani che brasiliani: dai consolati agli istituti di commercio estero”, dice il ceo dell’azienda Davide Valenti. “Abbiamo chiesto loro di affiancarci nell’avvio della società in Brasile con un sostegno nell’internazionalizzazione e servizi di consulenza”.

Quali sono state le problematiche che avete riscontrato per l’espansione della vostra azienda in Brasile?

“Le principali problematiche si sono rivelate essere quelle di ordine burocratico-legale. In particolar modo ci riferiamo all’incertezza riguardo alle tempistiche di conclusione delle pratiche di autorizzazione. A queste si possono aggiungere le difficoltà legate alla diversità culturale con il nostro paese, soprattutto per quanto riguarda il mondo del lavoro. Ad esempio ci siamo dovuti confrontare con la bassa se non inesistenze, fidelizzazione, legame dei dipendenti verso l’azienda”.

Quali sono i principali ostacoli per poter lavorare oggi  in Brasile?

La mutevolezza delle politiche doganali  federali e le difficoltà culturali nella gestione dei rapporti di lavoro con le risorse umane locali.

600_fareva2-2-33a53Nel luglio del 2010 Chromavis Fareva leader nel settore cosmetico ha deciso di entrare in Brasile con un sito produttivo situato a Cotia nello Stato di San Paolo, per portare nel paese tecnologie e prodotti che altrimenti per problematiche di dazi ed eccessiva distanza non avrebbero potuto esportare direttamente dall’Europa. Prima di sondare il terreno l’azienda ha deciso di rivolgersi alla CCIB, “che ci era stata raccomandata da un azienda di un settore differente ma che aveva già potuto approcciare il Paese grazie e con i servizi offerti dalla Camera”, dice Roberto Petrucci, coo/cfo dell’azienda. L’idea di praticare la strada Brasile è stata il frutto di un’attenta analisi di quel mercato da cui è emerso in modo chiaro la presenza di pochi produttori locali di make-up; la presenza sul  mercato di prodotti non all’avanguardia rispetto alle esigenze europee e nord americane e una grandissima richiesta di prodotti innovativi.

Come è stato il vostro approccio con il Paese e quali sono stati i supporti della CCIB?

“Inizialmente abbiamo commesso un errore come molte altre realtà grandi e piccole che siano”, prosegue Petrucci. “Chromavis è entrata nel mercato brasiliano pensando di poter affrontare le problematiche e la burocrazia del paese direttamente con le proprie competenze, ma viste le difficoltà riscontrate, in particolare riguardo alla necessità di dover finanziare la nascente filiale ha iniziato a cercare possibili aiuti e da qui siamo arrivati alla collaborazione con CCIB nel 2011, collaborazione che continua tuttora in modo proficuo”. Chromavis opera  nel settore B2B cosmetico e produce praticamente per tutte le aziende del settore.” La nostra caratteristica è che noi siamo formulatori, vale a dire che il nostro mestiere non è quello del filler, in quanto i clienti vengono da noi (e da aziende simili alla nostra) perché vogliono il prodotto che siamo in grado di produrre e non invece per farci produrre qualcosa da loro ed esternalizzato per pura convenienza di costi”, prosegue Petrucci.

Quali sono stati i servizi essenziali utilizzati?

” Siamo partiti da una esigenza specifica, cioè trovare una soluzione alla nostra necessità di finanziare la filiale, poi abbiamo iniziato a chiedere il supporto per tematiche specifiche legali e doganali, per poi trasformarsi in un accordo quadro per un’attività di supporto a 360°.

Vi servite di maestranze locali per gestire la sede brasiliana o avete trasferito personale italiano?

“Attualmente abbiamo tre persone  –  middle management – che sono state trasferite in Brasile per un periodo di 2-3 anni”, prosegue Petrucci. “In questi anni abbiamo inviato task force temporanee per supportare l’attività (in media 5-6 persone per un paio di mesi). Questo è stato necessario durante la fase di start up dell’attività produttiva e quando c’è stata una crescita importante di volumi, in modo da poter garantire un adeguato livello di servizio ai clienti locali. Inoltre il board  è presente in maniera costante nella sede brasiliana con alcuni suoi componenti. Per semplicità possiamo dire che un membro della direzione di corporate a rotazione è presente tutti i mesi per almeno una settimana”. Tutto questo è necessario per garantire l’integrazione della filiale con il Gruppo, per creare una cultura comune e nel contempo per assicurare ai clienti brasiliani gli stessi standard di prodotto e servizio che Chromavis garantisce in tutto il mondo.

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Mondiali: gli itinerari e le tendenze di viaggio più richiesti dai turisti

21 maggio 2014 • Viaggi & AffariComments (0)

L’evento sportivo che tutti gli amanti del calcio, e non solo, è ormai arrivato. Il via è previsto per il 12 giugno, a San Paolo con l’incontro Brasile-Croazia, con cui prenderà il via la manifestazione calcistica che tiene incollata allo schermo televisivo milioni di telespettatori in tutto il mondo.

eDreams, agenzia di viaggi online leader in Europa, ha analizzato i propri dati (confrontando il numero di partenze per il mese di giugno e luglio dello scorso anno, con quelle del 2014) per delineare le tendenze di viaggio dei propri utenti, dall’Europa verso il Brasile, creando la classifica degli stati più “tifosi”. In prima posizione troviamo una new entry: la Croazia, che rispetto allo scorso anno ha quasi triplicato la prenotazione dei voli per il Brasile, complice soprattutto l’incontro Brasile–Croazia, che aprirà il campionato il 12 giugno.
In seconda posizione troviamo il Regno Unito, che ha incrementato il proprio flusso turistico verso il Brasile del 190%, mentre in terza posizione troviamo la Francia (incremento del 140%), seguita da Germania (113%) e Belgio (79%). In sesta posizione troviamo gli spagnoli (incremento del 64%), mentre gli italiani si classificano 7°, con un incremento delle prenotazioni del 53% –  http://www.edreams.it/eventi/mondiali2014/.

La classifica completa:

1 Croazia (260%)
2 Regno Unito (190%)
3 Francia (140%)
4 Germania (113%)
5 Belgio (79%)
6 Spagna (65%)
7 Italia (53%)
8 Olanda (43%)
9 Portogallo (22%)
10 Svizzera (17%)

Facendo riferimento ai propri utenti in partenza dagli aeroporti italiani, verso le 12 città in cui si disputeranno le partite (Belo Horizonte, Brasilia, Cuiabá, Curitiba, Fortaleza, Manaus, Natal, Porto Alegre, Recife, Rio de Janeiro, Salvador e San Paolo), eDreams ha rilevato le 5 città che ospiteranno più clienti durante l’evento (attratti evidentemente non solo dai Mondiali, ma anche dalle spiagge e dalle bellezze turistiche che queste meravigliose città offrono), che sono San Paolo, Rio de Janeiro, Fortaleza, Salvador, Recife. Per quanto riguarda invece il dato aggregato di tutti i paesi in cui è presente eDreams, si registra un aumento del 6% dello scontrino medio, rispetto allo scorso anno, attestandosi su un costo di 1.005 euro.

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L’anima selvaggia di Manaus nella pellicola di Giorgio Diritti

19 maggio 2014 • Te lo dò io il BrasileCommenti disabilitati su L’anima selvaggia di Manaus nella pellicola di Giorgio Diritti

jasmine-trincaManaus e l’Amazzonia hanno tanti volti. Giorgio Diritti, autore e regista raffinato formatosi nella scuola della tradizione d’élite italiana (vedi Pupi Avati), che da qualche anno sforna lungometraggi di grande valore culturale e qualità (è l’autore de ‘Il Vento fa il suo giro’ e ‘L’uomo che verrà’, per citarne i più conosciuti), nel suo ultimo lavoro cinematografico ha scandagliato l’anima più selvaggia e affascinante di queste terre. È di qualche mese fa l’uscita de: ‘Un giorno devi andare’, interpretato da Jasmine Trinca, (nella foto a sinistra)  artista non appartenente ai grandi circuiti commerciali, ma proprio per questo apprezzata da un pubblico di intenditori.

Il film racconta di Augusta una giovane donna che, lasciata l’Italia per il Brasile, si lascia trascinare dalla corrente del grande Rio, approdando sulle sponde e nella vita degli Indios che suor Franca, amica della madre, vuole evangelizzare a colpi di preghiera. Poco soddisfatta per questo tipo di approccio, e avversa a ogni forma d’imposizione religiosa, Augusta fa la sua scelta, laica e pragmatica: sceglie di “essere terra”. Prosegue da sola il suo viaggio, per poi scontrarsi con la dura e poverissima realtà della favelas di Manaus, la capitale dell’Amazonas, sulla sponda del Rio Negro – http://www.manausonline.com.

Da lì la rivelazione di vivere una vita vuota e priva di ideali, che la spingerà a voler conoscere veramente la condizione delle relazioni umane, con la consolazione, il dolore, la semplicità, e con il sorriso dei bambini che corrono dietro a un pallone ed esprimono tutta la loro gioia. Riprendendo il viaggio, Augusta sbarca su un isola e alla fine si esclude dal mondo e dagli uomini, sprofondando nei silenzi interiori e nei suoni ancestrali della natura di questa terra brasiliana. Ancora una volta Diritti ci offre personaggi lontani anni luce dall’artefatta realtà dei nostri giorni, che si affermano con la propria forza e la propria grazia. ‘Un giorno devi andare’ non fa eccezione e rilancia con sguardo limpido quel sentimento della comunità già emerso nei due precedenti lungometraggi. La baraccopoli di Manaus che ha la sua terrazza-contraltare sugli sfarzosi grattacieli della città sottostante, è un luogo geografico e un luogo dell’anima in cui Augusta diventa personalità insostituibile al di là delle tentazioni di fuga dal reale e di illusoria autorealizzazione nel privato. La dialettica tra individuo e comunità assume un valore definitivo per la coscienza personalista, superando la ricerca di un’originalità estenuante, individualistica e individualizzante.

La fotografia e le immagini in movimento ci offrono lo spaccato di un Brasile di assoluto valore e potente bellezza, tanto che lo spettatore può identificarsi osservando le mille sfaccettature di questi luoghi. I prossimi anni saranno l’occasione per approfondire le innumerevoli tematiche che offre questa nazione del Sud America. Non solo nella costa dell’Atlantico, ma anche all’interno, per posare lo sguardo sulle origini di popoli troppo spesso maltrattati. In mezzo a percorsi fluviali, tra mangrovie e fauna selvatica a noi europei sconosciuta. Un grande “mondo” da conoscere meglio. Magari dopo che Manaus – luogo così importante per la vita di Augusta – avrà ospitato il Campionato mondiale di calcio, e l’incontro che la Nazionale italiana di Prandelli disputerà tra poche settimane nella nuovissima Arena Amazônia contro l’Inghilterra –  http://amazoniabr.org/it/. Michele Petrocelli

 

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Un anno di grande sport vi porta in Brasile

15 maggio 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

Al via la seconda fase del concorso “Un anno di grande sport” firmato Vegas Club e Better e lanciato su lottomatica.it e su totosi.it. In palio finali da sogno per ogni singola fase promozionale, e dal 5 maggio al 22 giugno i vincitori potranno partire per Rio de Janeiro in Brasile per essere protagonisti del grande evento in programma per il 13 luglio.

Il concorso partito a marzo ha già riscosso un grande successo ed ha già decretato i primi 3 fortunati vincitori della prima fase promozionale. In palio infatti un viaggio per due persone a Lisbona previsto nel periodo compreso tra il 23 e il 26 maggio. Occhi puntati quindi sul Brasile, e nel frattempo i tanti giocatori di lottomatica possono prendere parte al concorso su Vegas Club giocando in modalità Live e su Better con tutte le tipologie di gioco disponibili nella sezione Better ma possono decidere di giocare anche su Totosì. Tanta emozione in palio con questo concorso lungo un anno intero che mette a disposizione diverse tipologie di gioco, per ciascuna fase promozionale, e due universi di gioco, quello delle scommesse e quello dei giochi da casinò, che appassionano molti giocatori. Partecipare a “Un anno di grande sport” è semplice e si può decidere di sperimentare liberamente con i giochi del casinò live, dalla Roulette al Blackjack, al Baccarat e al Casino Hold’em. Gli appassionati di sport possono scegliere di puntare sulla serie A del calcio italiano oppure su qualsiasi altro evento sportivo presente in palinsesto. Al vincitore di questa seconda fase è riservata una delle più grandi emozioni sportive: il Brasile!

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