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The German Doctor: il pellegrinaggio sudamericano di Josef Mengele

30 maggio 2014 • Eventi

di Nazareno Giusti. Tra i vari ufficiali nazisti, probabilmente, Josef Mengele è tra i più famosi, tristemente noto come “angelo della morte” a causa degli “esperimenti” sui prigionieri di Auschwitz. Nel campo polacco rimase per 21 mesi portando avanti (sperimentando senza regole) il suo folle sogno eugenetico. I suoi esperimenti furono condotti, quasi sempre, sui gemelli. Un suo assistente, il dottore Miklos Nyiszli, testimoniò di quando, in una sola notte, uno dopo l’altro, uccise, personalmente, 14 gemelli di origine zingara. Alla fine della guerra, come alcuni altri ufficiali nazisti, riuscì a scappare.

Di lui, per lungo tempo, si persero le tracce. Nel 1949, si imbarcò da Genova per l’America con il passaporto e i documenti di “Helmut Gregor, nato nel comune di Termeno in Alto Adige”. Arrivato in Paraguay, per un periodo soggiornò in  Argentina e poi in Brasile, sempre in fuga. Braccato dal Mossad (il servizio segreto israeliano), con sulla testa, una taglia da tre milioni di dollari. Morì nel 1979 stroncato da un attacco cardiaco mentre nuotava a pochi metri dalla riva dell’oceano Atlantico. Fu sepolto nel cimitero di Nostra Signora del Rosario, a Embu das Artes, sotto la falsa identità di Wolfgang Gerhard. Un esame del Dna, effettuato nel 1985, però, rivelò che si trattava di lui: l’imprendibile “angelo della morte”.

Proprio il periodo brasiliano ispirò allo scrittore statunitense Ira Levin il suo romanzo “I ragazzi venuti dal Brasile”, da cui fu poi tratto un omonimo film del regista Franklin James Schaffner con Gregory Peck e Laurence Olivier. Suggestiva e inquietante la trama: finanziato da un potente “nostalgico”, Mengele, alcuni anni dopo la fine della guerra, crea 94 cloni di Adolf Hitler affidandoli e facendoli crescere da varie famiglie sparse tra il Nord America e l’Europa, inconsapevoli, di esser stati selezionati secondo rigidi criteri: ad esempio, in tutte le famiglie, tra i coniugi c’è una notevole differenza d’età, il padre è spesso assente e molto rigido, la madre molto presente e troppo affettuosa. Come lo erano gli autentici genitori di Hitler. Proprio per rispettare e ricreare le condizioni in cui crebbe il “caporale austriaco” (a cui, Mengele, prima che morisse, aveva  prelevato, un lembo di pelle e un campione di sangue che ha iniettato nei 94 bambini), dei sicari hanno avuto ordine di eliminare il padre quando i ragazzi avranno compiuto 14 anni. Se l’esperimento andrà bene, uno di quei 94, potrà divenire il nuovo Führer, per ricostruire il Reich “millenario”.

 https://www.youtube.com/watch?v=ZP3elgQW8NE

Ma mentre le cose iniziano a non andare bene Mengele, inconsapevolmente, è braccato da Yakov Lieberman, il temuto cacciatore di nazisti… Il film, realizzato nel 1978, divenne, nel corso del tempo, un piccolo cult. Durante gli ultimi decenni, la figura del medico nazista è stata affrontata anche in film come “Il Maratoneta” o, il più recente, “La zona grigia”. Ora, ritorna di scottante attualità grazie a un film della regista argentina Lucia Puenzo: “The German Doctor”. La pellicola racconta la storia di Lilith una bambina di 12 anni che, però, a causa di un’anomalia della crescita, è molto più bassa di quello che dovrebbe essere (“la nana” la chiameranno le compagne di classe in maniera dispregiativa, alienandola).

Assieme alla sua famiglia, si trasferisce a Bariloche, dove i genitori (il padre Enzo, costruttore di bambole e la madre Eva di origini tedesche) hanno ereditato un bellissimo albergo immerso nella natura più pura e affacciato sul lago Nahuel Huapi in cui si specchiano le Ande innevate. Durante il viaggio di andata, attraverso il deserto, però, segue la famiglia uno strano uomo, elegante e misterioso: il dottor Helmut Gregor che, sin da subito, si interessa ai problemi della bambina. Quando, poi, scoprirà che la madre è in attesa di due gemelli il suo interesse per la famiglia aumenterà, divenendo quasi ossessivo.

Guadagnandosi la fiducia della madre, il medico, riuscirà a  inoculare una cura ormonale nel corpo di Lilith, senza che il padre, sempre diffidente nei suoi confronti, ne sappia nulla. E a ben vedere, Enzo avrà ragione. Eppure pure lui quasi cadrà nella “rete” del dottore che, grazie a una buona conoscenza della psicologia umana e alle sue fonti economiche, gli proporrà di produrre le sue bambole in serie. Tutte uguali, senza difetti. Perfette. Proprio questa metafora (bambole perfette come la razza sognata  da Mengele) è uno dei punti più forti del lungometraggio che, meglio di tanti pedanti libri e sconfinati saggi sul nazismo, fa capire la follia dell’ideologia “ariana”. Un film (in Italia è uscito l’8 maggio nelle sale) che suscita forti emozioni nello spettatore (ciò che dovrebbe fare un buon film) che parte come un sofisticato noir (non a caso ha vinto un importante premio al festival di Courmayeur), per poi assumere toni prettamente drammatici, quasi da incubo, fino alla fine che lascia l’amaro in bocca (non potrebbe essere altrimenti per una così in-giusta vicenda). Una pellicola che non annoia ma scorre via benissimo complice la bravura degli attori, la sapiente regia che ben ha saputo “sfruttare” i superbi paesaggi argentini. Ma soprattutto, quest’opera, invita alla riflessione. Cosa rara di questi tempi.

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One Response to The German Doctor: il pellegrinaggio sudamericano di Josef Mengele

  1. Kuba Przedzienkowski ha detto:

    ‘Campo di concentramento polacco’ Il termine è offensivo e scorretto. I nazisti tedeschi stabilito campi in terra polacca occupata. I campi non sono stati polacco come implicito nel commento. Si prega di correggere l’errore di tenere la storia giusta.

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