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“Tifo Cile. Anzi, Brasile. O forse tutte e due…”

29 giugno 2014 • Sport news, Te lo dò io il Brasile

Provate a varcare per la prima volta la porta di un’agenzia di scommesse di Milano, o di Pisa, o di Oristano, o di chissà dove. Provate a farlo, magari per vedere una partita che la Rai non trasmette (a differenza di quando avviene in gran parte d’Europa, in Italia i match mondiali non sono trasmessi tutti “in chiaro”). State attenti, però. Perché vi dovrete dimenticare il mondo come lo avevate conosciuto fino a quel momento. Dimenticatevi il tifo, l’attaccamento a una nazionale, la simpatia per una piuttosto che per un’altra compagine che partecipa ai Mondiali, o per un particolare giocatore. Qui, i punti di riferimento sono altri: si soffre e si esulta per il proprio portafoglio.

Scommesse 1E’ sintomatico quanto era avvenuto, in un’agenzia di scommesse di Milano, qualche giorno fa, in occasione della doppia diretta di Olanda-Cile e Australia-Spagna, valevoli per la terza giornata della fase a gruppi. Uno uomo con occhiali spessi e canottiera scura partecipa in maniera molto empatica alla partita di vertice: non appena gli arancioni, o i sudamericani, si affacciano nell’area avversaria, lui si scalda: “dai! Mettila dentro!”. Invoca il rigore quando quasiasi giocatore (di entrambe le squadre) cade in area, anche quando il penalty è assolutamente impossibile persino da concepire. Non perché ami il bel calcio, non perché voglia vedere i gol, ma perché ha scommesso, in due differenti “sistemi”, la vittoria di una e dell’altra squadra. L’importante, per lui e per le sue tasche, è che non esca un pareggio. Così, al gol dell’Olanda, il singolare tifoso salta come una Olandacavalletta, poi zampetta per tutta la sala, gridando; infine, corre allo schermo e lo avvolge, quasi cercando di unirsi all’abbraccio dei giocatori arancioni. Alcuni, da parte loro, sperano in molti gol perché hanno puntato sul cosiddetto “over” (che si verifica quando vengono segnate da tre reti in su); altri sperano in una sterilità realizzativa generale, perché hanno scommesso sul suo esatto opposto: l’”under” (che avviene quando la partita finisce con due o meno gol).

Un uomo di mezza età sta passando da quelle parti e si augura la vittoria dell’Uruguay contro l’Italia. Qualcuno annuisce. Non fanno parte del gruppo di persone che “tifano contro” gli azzurri, e tanto meno sono uruguagi o particolari estimatori della Celeste. Semplicemente hanno deciso di giocare una vittoria di italia-uruguayCavani e compagni.
Dimenticatevi il mondo come lo conoscevate, dunque. Solo il tifo per le squadre di club resiste, in queste zone franche dello sport. E neppure per tutti.
Abbiamo scelto di seguire per voi il drammatico ottavo fra Brasile e Cile proprio in un’agenzia di scommesse. Entriamo un quarto d’ora prima della partita. Ciò che si nota subito è il tappeto di scontrini che affollano disordinatamente il pavimento. Sono tutti soldi volati via, tagliandini preziosissimi che, tutto a un tratto, perdono valore, che vengono gettati, spesso rabbiosamente quando la scommessa è persa e una potenziale miniera d’oro si trasforma, ex abrupto, in un inutile pezzo di carta.
L’ambiente è rigorosamente maschile: qui, di quote rosa, non se ne parla neppure e le uniche donne presenti sono le dipendenti allo sportello, che raccolgono le scommesse e le pagano. In compenso, si sentono varie lingue: sono rappresentati almeno quattro dei cinque continenti (manca l’Oceania).
Sono molti gli schermi, sparsi qua e là. Uno solo si appresta a Brasile-Ciletrasmettere la partita, tra l’altro senza neppure l’audio, che è invece riservato all’ippica: buona parte dei televisori è infatti concentrata sui cavalli, altri mostrano le quote e gli orari degli eventi, altri ancora (fra cui quello appena al di sotto dello schermo che irradia Brasile-Cile) propongono i cosiddetti “eventi virtuali”, o “eventi istantanei”. Di cosa si tratta? Presto detto: dato che, nonostante il loro numero molto alto, gli avvenimenti sportivi su cui scommettere non erano stati giudicati sufficienti, si è deciso di crearne di nuovi. Artificiali. Si tratta di partite di calcio, incontri di tennis, corse ciclistiche, di cavalli e persino di cani. Tutte sviluppate casualmente al computer. Sembra di vedere la playstation – ma, in questo caso, non è l’uomo a manovrare atleti, cavalli e cani, ma la casualità computerizzata. Durano tutti molto poco: il match tennistico immaginario finisce nello spazio di un game, mentre la partita esaurisce il primo e il canisecondo tempo nel giro di un minuto.
Mentre a Belo Horizonte i brasiliani entrano “allineati e coperti” in campo, lo schermo in basso propone un fantomatico incontro virtuale tra “Magica” e “Scaligeri”, che sarebbero poi la Roma e il Verona: evidentemente, i nomi delle squadre di club sono marchi registrati, e così, per raffigurarli, si devono utilizzare soprannomi. Alcuni ben poco fantasiosi (“Bergamo” per l’Atalanta, “Ternani” per la Ternana, “Bulls” per il Toro, “Viola” per la Fiorentina, “Zebre” per la Juventus), altri decisamente più creativi (“Risaia” per il Novara, o “Lanieri” per il Vicenza).
Le nazionali, invece, sono chiamate con il loro nome. Così il caso vuole che, mentre la partita “vera” sta per cominciare nel televisore in alto a sinistra, quello subito sotto proponga proprio un fittizio Cile-Brasile. Finisce 1-1: uno scommettitore la guarda, la vede finire, butta il tagliandino e se ne va, disinteressandosi del resto. Il computer ci mostra anche il ritorno di questo match senza giocatori e senza realtà, che termina 2-2.
Intanto, i giocatori del Brasile cantano l’inno abbracciati. Non si sente nulla: qui il cavallo è re. Un ragazzo africano molto simpatico e sorridente dichiara che favoriranno sicuramente il Brasile. Tifa apertamente per il Cile. Probabilmente non ha ancora puntato su questa partita, ma c’è tempo: ora si può strottocommettere anche in tempo reale e le quote cambiano man mano che il match va avanti.
La palla è già al centro e, dalla parte opposta della sala (dove c’è anche una specie di lounge, cioè una quindicina di sedie allineate tre a tre davanti ai monitor) si levano urla di esultanza. E’ dovuto a una corsa di cavalli che si è conclusa: probabilmente è stata incerta fino all’ultimo, oppure chi festeggia ha puntato davvero molto. Altri sono delusi dagli eventi (reali e virtuali) su cui hanno scommesso: si avvicinano all’unico schermo che trasmette Brasile-Cile. Uno commenta. “E’ meglio che guardiamo la partita, va”. Finalmente, dalla consolle decidono che si può dare più spazio a Neymar, Sánchez e soci. Così, due dei quattro monitor davanti alle sedie vengono dirottati sull’ottavo di Belo Horizonte – gli altri due restano immancabilmente sintonizzati sugli ippodromi. Qualcuno inizia ad andare avanti e indietro tra un evento e l’altro, mentre alcuni dei fortunati che si hanno trovato da sedersi dividono la loro attenzione tra le corse ippiche e il calcio.
Fallo su Vidal, e un uomo sui 50 protesta: “lasciate stare Vidal”. E’ chiaramente juventino. Subito la discussione si sposta sulla serie A, iniziano a volare parole grosse e il tono della voce si alza. Milan-Real MadridNel frattempo arriva il gol del Brasile. Qualcuno applaude. Lo juventino si lamenta. Tifa Cile per sostenere i suoi beniamini Vidal e Isla? Nossignori. “100 euro!”, proclama, svelando la ragione del suo disappunto e l’entità della sua puntata. Un altro, più giovane, si mostra invece soddisfatto del vantaggio verdeoro. “Non importa chi ha segnato”, spiega, come se ce ne fosse bisogno. “L’importante è che abbiano segnato. La partita era chiusa, prima. Ora è aperta”. Probabilmente ha giocato l’over. E infatti, al gol dell’1-1, si unisce all’esultanza molto calda dei supporter (estemporanei) del Cile. Qualcuno, vedendo che ha segnato Sánchez, ricorda il suo omonimo messicano, Hugo, stella del Real Madrid “che dopo i gol faceva le capriole”. “Ma poi è arrivato il Milan…”, afferma un altro, ricordando il 5-0 che, il 19 aprile 1989, i rossoneri allenati da Sacchi rifilarono alle merengues.
Fine primo tempo. Gli schermi – diciamo così – supplementari che offrivano la partita sono tornati su altri avvenimenti. Due sugli immancabili cavalli, due sulle gare di agility dei cani (che non sono agilityle classiche corse dei levrieri, ma percorsi obbligati per animali più piccoli che – assistiti dal padrone – devono compiere un percorso obbligato con tunnel e ostacoli, cercando di compiere meno errori possibile). Alcuni se ne vanno: probabilmente hanno puntato solo sul risultato del primo tempo – oppure la moglie li aspetta a casa.
Inizia la ripresa con un solo schermo dedicato, sempre muto, finché vengono riattivati quelli della lounge. Ogni tanto, risuonano le voci di chi si reca allo sportello per puntare su altri eventi: “Colombia!”, “Uruguay”, “il numero 3 sui cani” (i greyhound finti). Il ragazzo che prima tifava in modo convinto per il Cile, accusando la Seleção di essere favorita dagli arbitri, ora sostiene con partecipazione il Brasile. Ha fatto alcune puntate in corso d’opera, e probabilmente la più sostanziosa ha previsto la vittoria dei padroni di casa ai tempi regolamentari. Il ragazzo la perde, e si consola con un’altra vincita più moderata: si fionda allo sportello per ritirarla e giocare ancora.
Tutti sono in attesa dei supplementari e un uomo entra, gridando con voce stentorea: “fuori il Brasile! Deve andare fuori!”. Sarà un tifoso del Cile? Uno che non ama i verdeoro? Uno sportivo deluso dal gioco della Selecão? Niente di tutto questo. E’ lui stesso a dipanare ogni dubbio: “avevo giocato l’over!” (che, ricordiamolo, si applica ai 90 minuti regolamentari, non ai supplementari). “Il Cile deve passare. Il Cile!”, ribadisce, come se non si fosse capito. Evidentemente si aspettava i gol dalla Seleção, non dai cileni, così imputa ai verdeoro le colpe della sua perdita pecuniaria. Che probabilmente deve essere stata sostanziosa, perché di tanto in tanto si lamenta, insulta Neymar, Scolari e tutti i brasiliani in campo.
Intanto, nello schermo dedicato agli eventi virtuali si sono succedute imperterrite partite al computer fra varie squadre, per un campionato senza atleti e senza classifica. Mentre i verdeoro “veri” assaltano la difesa avversaria cercando di evitare i calci di rigore, lo schermo riservato ai match “istantanei” propone, ancora una volta, Cile-Brasile, in andata e ritorno. Per lo “scommettitore deluso”, questa corrispondenza fra la partita reale e quella virtuale è un assist a porta vuota. “Qui”, dice, indicando la partita finta, “può vincere il Brasile, 4-0. Ma lì”, e indica l’ottavo di finale vero, “deve perdere”. Invece, l’evento artificiale finisce ancora 1-1, mentre il ritorno termina sì 4-0, ma per gli “atleti computerizzati” cileni. Menomale che non ci ha scommesso.
L’audio, finalmente, viene inserito. Boato di disapprovazione alla traversa di Pinilla, e finisce 1-1 al 120′. Triplice fischio, e nuovi scontrini per terra. Ora, a trepidare resta chi ha giocato sul passaggio del turno, o su una delle due squadre campione del Neymarmondo. Le quote basse che, comprensibilmente, sono state assegnate al Brasile fanno pendere la bilancia del tifo a favore dei cileni. Alla fine, la lotteria dei rigori premia la Seleção. Volano ancora tagliandini. Ma non sono coriandoli di festeggiamenti, stile carnevale di Rio. Sono ancora soldi, molti soldi, bruciati in scommesse perse.

A. Z.

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