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Fucili di pace: le ucraine vincono la staffetta di biathlon

21 febbraio 2014 • Sport news

Alcuni giornali, anche di primo piano, avevano incautamente annunciato che l’intera delegazione ucraina avrebbe abbandonato i Giochi Olimpici di Sochi. La notizia si è poi rivelata non vera e non verificata. Ieri, 20 febbraio, un Sergey Bubka ancora sotto choc per gli avvenimenti di Kiev aveva comunicato che l’impegno a cinque cerchi degli ucraini proseguiva. E oggi, per la squadra del martoriato paese, è arrivato il primo oro. Una vittoria che ha una valenza fortissima, perché ottenuta nel giorno in cui governo, opposizione, Unione Europea e Russia hanno raggiunto un accordo che potrebbe riportare la pace. L’intesa, che ha avuto un pur sofferto via libera anche dalla piazza, prevede un governo di coalizione, elezioni anticipate e una riforma costituzionale. Probabile anche la scarcerazione dell’ex premier Julija Tymošenko.

Un oro importantissimo, si diceva, per l’Ucraina. Tanto più che è stato ottenuto in una disciplina, il biathlon, che abbina sci di fondo e tiro. Negli ultimi due giorni, a Kiev, le armi hanno creato lacrime e morte; questa volta, a Sochi, i fucili hanno sparato per la pace e per lo sport. Vita e Vali Semerenko, Juliya Dzhyma e Olena Pidhrushna hanno chiuso la 4×6 a 1 ora 10’02”5, precedendo Russia (+26”4) e Norvegia (+37”6).

Nello slalom femminile, la 18enne terribile Mikaela Shiffrin (campionessa del mondo uscente) ha vinto la medaglia d’oro di slalom, togliendo, in questa disciplina, il record di olimpionica più giovane a Paoletta Magoni, che fece suo lo speciale di Sarajevo a 19 anni. Seconda, Marlies Schild, una delle più grandi slalomiste di sempre, ma mai oro olimpico. Marlies si è resa protagonista di una grande rimonta nella seconda manche, dopo aver completamente sbagliato la prima. Il recupero si è rivelato sufficiente per il podio, ma non per l’oro. Il suo argento è la quarta medaglia ai Giochi: in carniere la Schild ha anche una seconda piazza nella combinata a Torino e una nello slalom a Vancouver, oltre a un bronzo nello speciale del 2006.

Lo short track, questa volta, ha lasciato a bocca asciutta Arianna Fontana, caduta ai quarti dei 1000 metri per un contatto con la cinese Kexin Fan e squalificata perché ritenuta responsabile dell’incidente. Anche se, dalle immagini, sembra chiaro che a provocare il contatto è stata la cinese. Per Ari, sfuma, così, la speranza della quarta medaglia. Vince la coreana Seung-Hi-Park, mentre tra gli uomini trionfa Viktor An, che si porta a casa due ori nel giro di un’oretta: prima regola tutti nei 500 metri, poi trascina la Russia al primo posto nella staffetta 5000 metri. Il coreano naturalizzato russo chiude questi Giochi con un medagliere personale di tre ori.

Oltre al giorno dell’Ucraina e di Victor An, questo 21 febbraio è una replica del Canada Day. Per la foglia d’acero, due ori e una medaglia sicura – e che medaglia. Gli ori sono stati conquistati da Marielle Thompson nello ski cross femminile di freestyle e dalla nazionale di curling, che batte la Gran Bretagna (terza la Svezia, che lascia la Cina fuori dal podio). La medaglia sicura viene da una grande semifinale di hockey su ghiaccio: 1-0 agli Stati Uniti e finale contro la Svezia, che ha regolato la Finlandia per 2-1.

Vicina al ritiro dall’attività, invece, Carolina Kostner: dopo la favolosa prova di ieri (il bronzo le sta stretto, strettissimo), la bolzanina è orientata a dire basta. “Penso che questa sarà mia ultima stagione”, ha dichiarato. “La cosa certa è che non intendo più dedicare tanto tempo agli allenamenti”. Non sappiamo se Carolina si ritirerà davvero. Ma una prestazione come quella di Sochi è, in ogni caso, il modo più spettacolare di appendere i pattini al chiodo.

Clemente Isola

 

 

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