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Un museo al giorno


La grafica dei Mondiali di Calcio: le prime tre edizioni 1930 – ’34 – ’38

29 maggio 2014 • Un museo al giornoComments (0)

di Paolo Cagnotto – Le due coppe dei mondiali di calcio e Jules Rimet

Fig. 1a

Fig. 1 bLa prima edizione del Campionato Mondiale di Calcio per nazioni venne disputata nel 1930 in Uruguay. Come per le Olimpiadi moderne, fu un francese a lanciare l’idea, che venne accolta subito favorevolmente dall’allora presidente della Fifa (la Federazione mondiale del calcio) Jules Rimet, a cui si deve il nome del trofeo che per regolamento sarebbe stato restituito dalla nazione vincitrice ogni quattro anni, per lo svolgersi della nuova manifestazione. Quattro anni di intervallo, come per le Olimpiadi e la clausola che la nazione che l’avesse vinta per tre campionati anche non consecutivi se la sarebbe aggiudicata per sempre.  L’albo d’oro delle nove edizioni disputate vede solo sei nazioni iscritte nel novero delle vincitrici.

Il Brasile vinse tre volte il trofeo nelle ultime quattro edizioni, nel 1958, nel 1962 e nel 1970. Per questo la Coppa Rimet andò alla nazionale carioca definitivamente.  Le altre nazioni che vinsero il prestigioso trofeo, opera dell’orafo francese La Fleur di Parigi (della prestigiosa scuola Cartier) furono l’Uruguay (1930 e 1950), l’Italia (1934 e 1938), la Germania Ovest (nel 1954) e l’Inghilterra (1966).Fig. 1 c Dal 1970  il trofeo si chiama più semplicemente Coppa del mondo Fifa (Fifa Word cup) e venne realizzato a Milano dallo scultore Silvio Cazzaniga. Rispetto a quello precedente il trofeo non verrà mai assegnato definitivamente.

La disputa per la Coppa del Mondo di Calcio, che, dopo le Olimpiadi,  è l’evento sportivo più seguito al mondo, ha dato luogo ad una serie di immagini per la comunicazione e la promozione della stessa. Nelle tre edizioni precedenti la Seconda Guerra Mondiale e fino al 1978, fu il manifesto ad essere l’elemento di immagine più importante e diffuso, accanto alle tradizionali ed immancabili raccolte filateliche. Dal 1966 anche la mascotte ha fatto sentire la propria presenza. Negli ultimi anni, con l’avvento dei nuovi media, della presenza sempre più imponente della televisione e del web, la globalizzazione dell’evento ha richiesto sempre maggior coinvolgimento e duttilità dei mezzi di espressione.

Analizzeremo però, solo la grafica in senso stretto, relativa alla cartellonistica, ai poster, al logo e alle mascotte.

Le prime tre edizioni

Fig. 2

1930    URUGUAYFig. 3

Dal 15 luglio al 15 agosto del 1930 si disputò in Uruguay il primo campionato del mondo di calcio.  Solo quattro nazionali europee parteciparono. La scelta della Fifa cadde sull’Uruguay che in quell’anno celebrava il centenario della liberazione, inaugurando il nuovo stadio  “del centenario”.

Tramite un bando il manifesto scelto per ricordare l’evento fu quello realizzato dall’artista di Montevideo Guillermo La borde, pittore e scultore nato nel 1886 e deceduto nel 1940. Uno degli artisti uruguayani più rappresentativi, con tratto “audace” per il suo tempo e significativo nell’uso del colore. Colori acrilici, brillanti e un’esaltazione della luce e nella composizione.

Riprendendo i caratteri in voga allora con i pieni nelle aste e la quadratura delle lettere spigolose, Laborde, che aveva studiato anche a Firenze, Roma, Parigi e in Spagna, riuscì a inserire una sua interpretazione nella scritta. Una composizione che sembra uscita da una poesia di Umberto Saba, dove il numero 1 è ingigantito e decorato con attinenze latino americane nella simbologia è sinergico sia alla prima edizione, sia alla figura del numero 1, il portiere, nell’atto plastico di bloccare un pallone all’angolo della porta. Tre colori essenziali e pieni. senza sfumature. L’azione calcistica è un’inquadratura azzardata per l’epoca e riflette il movimento. Nessun particolare che richiama la bandiera o i colori della nazione ospitante che vincerà il torneo.

 

Fig. 41934    ITALIAFig. 5

Seconda edizione del mondiale in Italia, in piena era fascista. Grafica ispirata al nazionalismo, il giocatore raffigurato nel poster è in posa plastica pronto a calciare il pallone; ed è la prima apparizione del pallone di cuoio con delineate le cuciture. Sullo sfondo le bandiere dei paesi partecipanti meno l’Uruguay, che per ritorsione verso le nazioni che non parteciparono al primo campionato, non partecipò all’edizione del 1934.

Rimanendo fedele al monito di Benito Mussolini, la Figc (Federazione italiana gioco calcio) nell’ottobre 1933 bandì un grande concorso per i “cartelli” (manifesti) del campionato mondiale di calcio 1934. Tra le 158 opere presentate, la giuria attribuì il primo premio al bozzetto di Luigi Martinati e il secondo premio a quello di Mario Gros. un manifesto che inquadra un calciatore azzurro, palla al piede visto dal basso per rendere l’immagine più olimpica, impegnato in un saluto romano con il braccio alzato.

Fig. 6Fig. 7Il lettering è classico dei manifesti del periodo fascista. Esistono diversi bozzetti utilizzate come varianti soprattutto locali, ne proponiamo uno di autore sconosciuto che appare più moderno del manifesto ufficiale e del secondo classificato, raffigura il pallone di cuoio che sta per varcare la rete. Un dettaglio con il particolare del palo su fondo azzurro. Un gioco di luci che danno risalto e movimento al tutto. Anche la scritta con caratteri extrabold denota una piccola ricerca nell’arrotondamento del carattere. Da notare anche l’abbinamento all’anno 1934 e il dodicesimo anno dell’era fascista. Immancabile il fascio littorio. Tutti i poster si caratterizzano che le scritte sono solo in italiano.

La commissione scelse inoltre i bozzetti di Alfredo Capitani per il francobollo chiudi-lettera e del pittore Gino Boccasile per il programma ufficiale.

 

 

Fig. 81938  FRANCIAFig. 9

Un campionato del mondo ancora una volta zoppo, che vide Argentina e Uruguay non partecipare per ritorsione contro la decisione degli organizzatori di rimanere in Europa e non tener conto dell’alternanza geografica dei continenti. In un clima che stava portando l’Europa al  conflitto mondiale la Germania partecipò dopo aver annesso l’Austria. La nazionale azzurra giocò anche con la maglia nera voluta dal regime fascista e fu fischiata ogni volta che i suoi giocatori facevano il saluto romano. La Spagna era in piena crisi bellica. Le cronache registrano un grande successo di pubblico nei numerosi stadi dove si giocò la competizione (addirittura due a Parigi). Il trofeo se lo aggiudicò l’Italia con grande scorno dei cugini francesi.

Henri Desmé fu l’artista che realizzò il manifesto del torneo.Fig. 10

Semplice, accattivante con l’idea del mondo sovrastato per un piccolo periodo dal pallone… da un giocatore di football che lo conquista in posa monumentale come un cacciatore con il trofeo di caccia, sullo sfondo un timido arcobaleno a scongiurare i venti di guerra europei, che invece avranno il sopravvento sulla storia. Il lettering non è molto innovativo se non nell’uso dell’ombra che rafforza la scritta rigorosamente francese.

Uno dei palloni originali dell’edizione del 1938. Non ancora sponsorizzati dalle grandi marche e non ancora frutto di ricerca di marketing e design.

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Brazil S/A, una pennellata verdeoro sotto la Madonnina

12 aprile 2014 • Eventi, Un museo al giornoComments (0)

Domani (domenica 13 aprile) è l’ultimo giorno per visitare Brazil S/A, (www.brazilsa.com.br) esposizione organizzata nell’ambito del Salone del mobile di Milano e interamente dedicata al design brasiliano. La mostra, curata dall’eclettico architetto José Roberto Moreira do Valle, si tiene all’interno del Palazzo dei Giureconsulti e porta un po’ di sapore verdeoro all’interno dell’antico centro civico ed economico di Milano, a una manciata di metri da quella Piazza Mercanti dove, in piena epoca comunale, risiedeva il potere civile della metropoli ambrosiana.

La visita, che è sicuramente uno degli avvenimenti top del Fuori salone, si tiene su tre diversi piani; manufatti, video, suoni e colori accompagnano il visitatore in un Brasile in parte inedito, mostrando varie anime del paese. Grandi (ma non unici) protagonisti, due grandi temi della cultura brasiliana: l’arte indigena e il calcio, vere e proprie colonne dell’identità nazionale verdeoro.

AmazzoniaIl percorso inizia dall’alto, e cioè dal secondo piano. E parte proprio dal cuore pulsante del Brasile precolombiano: l’Amazzonia (in particolare, dallo stato di Acre). Si espongono oggetti di arredo e manufatti ispirati alla natura esplosiva e selvaggia di uno dei polmoni verdi del mondo. Il legno è il grande protagonista di questo primo segmento della mostra. Sono molto chiari, infatti, i riferimenti alla vita nella foresta: per esempio, i mobili Palafita si ispirano proprio alle omonime dimore sul fiume, mentre la sdraio Poronga si ispira al copricapo tradizionale dei seringueiros, cioè gli estrattori di lattice dall’albero Hevea brasiliensis. Non a caso, l’emulsione che può essere definita “antenata della gomma” è coprotagonista della sala, con l’esposizione di varie scarpe prodotte con questo materiale. A questa iniziativa, “Acre, Made in Amazonia”, questo stato ha collaborato con vari organismi, come Politecnico di Milano e il suo consorzio Poli.design; grazie a questa partnership, sono stati realizzati vari prodotti a partire dal legno. Non solo. Nel 2013, Poli.design ha realizzato un corso di formazione proprio nello stato di Acre, che ha coinvolto architetti, studenti, falegnami e artisti. La sala reca anche un omaggio a Chico Mendes, l’eroe dell’Amazzonia.Design moderno

A far da contraltare all’artigianato dedicato alla natura, la seconda sala, più orientata al design moderno: lampade, gioielli, tavoli, candelabri, sedie sdraio e via dicendo. Un atmosfera decisamente “Salone del mobile-oriented”.

 

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Tutte le foto sono di Guido Berger; si possono utilizzare liberamente se viene citato l’autore

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A San Paolo si vota la Seleção più forte di sempre

3 marzo 2014 • Sport news, Un museo al giornoComments (0)

La Seleção più forte di tutti i tempi? La decidono i brasiliani con un sondaggio interattivo, a una mostra organizzata nel Mercado municipal di San Paolo. La singolare iniziativa, che si pone nell’ambito del percorso culturale di avvicinamento ai mondiali, vuole offrire un tributo ai campioni che hanno fatto della squadra verdeoro un mito planetario. Sviluppato da un’idea di Ubiratan Rezende Nunes, storico e tecnico del Sesc del Carmo (Servizio sociale del commercio), il sondaggio permette ai visitatori di scegliere, per ogni reparto, i giocatori ritenuti più forti in una rosa di 40. Per votare sono a disposizione schermi interattivi, in cui gli sportivi hanno la possibilità di scegliere, ruolo per ruolo, il verdeoro top. Solo Pelé, per evidente superiorità, non è “eleggibile”: O Rei non può che essere fuori classifica. La formazione definitiva sarà esposta al Sesc del Carmo durante il periodo dei mondiali.

I candidati per la Seleção di tutti i tempi sono ben visibili all’interno della mostra: l’esposizione, infatti, propone 40 caricature di cartone dell’artista Dodô Vieira (una per ogni campione della rosa) sistemate su una piattaforma stile Subbuteo – in grande, naturalmente. Da Pelé, che ovviamente dà il benvenuto, facendo gli onori di casa, a Garrincha; dal capitano Hilderaldo Bellini con la Coppa Rimet (fu il primo brasiliano a sollevarla) a Socrates (che, inevitabilmente, mostra il pugno chiuso), fino ai più recenti Ronaldo e Ronaldinho

A. Z.

 

Sesc: www.sescsp.org.br

Sito di  Dodô Vieirahttp://dodocaricaturas.blogspot.it/

http://www.cpp.org.br/

 

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