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Valdano: due o tre cose che so sul calcio e leadership

20 ottobre 2014 • Sport news

di Lorenzo Zacchetti. Nel suo nuovo libro, il grande Jorge Valdano affronta una tematica centrale per ogni sportivo, mettendo in luce la valenza sociale e filosofica del gioco più belo del mondo

Valdano è decisamente un tipo strano. Anzi, è “sospetto”, come suggerisce Gianni Mura nella prefazione. Nel mondo del calcio è decisamente inconsueto che un atleta sia anche un intellettuale e che la sua propensione continui a svilupparsi in un percorso di successo che lo vede passare dal campo al ruolo di allenatore e poi da quello di dirigente a quello di scrittore. Secondo Simon Kuper, il più celebre antropologo del pallone, “nessuno parla di calcio come Valdano”. In effetti, il punto di vista dell’ex attaccante del Real e dell’Argentina campione del mondo ‘86 è decisamente particolare, perché sfrutta la propria esperienza personale per creare connessioni virtuose tra il pallone, la sociologia, la filosofia e l’economia arrivando così a parlare di “calcio come scuola di vita” senza mai cadere nelle banalità che quasi sempre scaturiscono da tentativi simili. Giustamente considerato uno dei più interessanti filosofi del calcio, Valdano considera lo sport “un grande laboratorio per analizzare l’essere umano e un divulgatore ineguagliabile, perché le sue stelle sono idoli in ogni angolo del mondo e anche perché non ha bisogno di traduzione. Per questo mi è sembrato il veicolo adeguato per trasferire le mie idee sulla leadership”. Idee che potrebbero tranquillamente essere applicate in tutti i campi della società, in particolare alla formazione dei manager, che sempre più spesso fa ricorso alla metafora sportiva.

L’obiettivo dichiarato dall’argentino è però più alto, di tipo culturale: “Prefiggetevi un solo obiettivo: essere felici. Mi sentirei davvero appagato se le virtù che ho appena condiviso vi aiutassero in tal senso”. La formula di “Le undici virtù del leader – Il calcio come scuola di vita” consiste appunto nell’analizzare il tema della leadership attraverso l’esplorazione di qualità che a loro volta vengono scomposte una ad una in esempi pratici, ricavati dalla ricchissima aneddotica alla quale può fare ricorso un uomo al quale il calcio ha regalato un bagaglio di esperienze unico al mondo. I continui riferimenti di Valdano ad episodi di campo e spogliatoio rappresentano uno dei principali motivi di interesse nella lettura di questo libro, a partire dai profili di giocatori e allenatori dei quali vi offriamo un gustoso assaggio nel box della pagina accanto.

Per spiegare cosa sia davvero un leader, vengono usate storia di vita vissuta come quella di Ronaldo e Roberto Carlos che si divertono palleggiando in un angolo dello spogliatoio del Real prima di una sfida decisiva di Champions League e il capitano Raùl, lanciato in prima squadra proprio da Valdano, che li fulmina con un impietoso “per vincere, quella roba lì non ci serve”. Sono molto interessanti anche i ricordi della finale dei mondiali 1986, nella quale a Valdano venne dato il compito di marcare il gigantesco Hans Peter Briegel, che secondo un commentatore radiofonico particolarmente spiritoso era la traduzione tedesca di “Ferrovie nazionali di Germania”. Dopo lo storico successo iridato, l’Argentina ebbe un curioso contrappasso e si trovò a soli sei minuti dallo stabilire il record negativo della più lunga sterilità offensiva della storia. La pressione della stampa era fortissima e il c.t. Carlos Bilardo decise di liberarsene facendo ricorso all’ironia: “Che non vi venga in mente di segnare prima del sesto minuto! Noi dobbiamo essere presenti in tutte le conversazioni!”. Nell’ottica di Valdano, davanti all’ironia ci sono soltanto l’etica e la credibilità. A più riprese invita a respingere la logica del “vincere a tutti i costi”, dichiarando tutta la propria ammirazione per personaggi di grande integrità come Di Stefano, Bielsa, Del Bosque e Rijkaard. Non poteva mancare, a questo proposito, un riferimento alle vicende del calcio italiano. Il trionfo del mondiale 2006 viene spiegato come un grande successo personale di Lippi, che seppe stimolare l’orgoglio di una squadra che forse non era la migliore della competizione come reazione alle infamie di “calciopoli”. Notando che l’argento di Euro 2012 fu preceduto da un altro scandalo legato alle scommesse clandestine, Valdano arriva ad ipotizzare l’esistenza di montature finalizzate proprio ad aumentare le chance degli azzurri.
Si tratta, ovviamente, di uso intensivo dell’ironia, perché l’autore predica bene e razzola altrettanto bene, con una capacità di scrittura e coinvolgimento del lettore davvero notevole.

Senza peli sulla lingua: elogi e stroncature di Valdano

JAVIER ZANETTI Non ha mai dimenticato che il calcio vive all’interno dell’economia, della società, della vita, e ha sfruttato la sua celebrità sportiva per creare una fondazione esemplare come la sua carriera. Il giorno del suo ritiro mi sarebbe piaciuto avere due cappelli: uno me lo sarei tolto davanti al calciatore, l’altro davanti al cittadino.

CARLOS TEVEZ Ha tutte le qualità del sopravvissuto: un uomo di carattere, astuto e con una grande capacità di adattamento.

ANTONIO CONTE Si tratta dell’allenatore più interessante di questa generazione. Ha restituito alla Juventus la credibilità etica.

MARIO BALOTELLI I voti calcistici generali si abbassano per colpa di alcune frivolezze psicologiche che in alcune occasioni lo collocano a metà tra un bambino capriccioso e un attore scadente.

GONZALO HIGUAIN Ha una grande personalità. Nel Real Madrid, quando era molto giovane, ha dovuto competere con Raùl, Van Nistelrooij e i due Ronaldo (il grasso e il magro). Non ha mai mostrato complessi di inferiorità.

ANDREA PIRLO Gestisce i tempi e gli spazi con una serenità da torero. è sinonimo di classe.

GARETH BALE Sono arrivato a pensare che ignori le leggi collettive del calcio, ma credo che il suo problema sia un altro. Si tratta di un uomo pagato una cifra che il suo gioco non arriva a giustificare. I gol, invece, sì.

CRISTIANO RONALDO Uno di questi giorni lo vedremo battere un rinvio dal fondo, spizzare il pallone al centro del campo e segnare, senza l’aiuto di nessuno. E in futuro lo racconteremo con la stessa ammirazione con la quale oggi si raccontano le prodezze di Alfredo Di Stefano.

LIONEL MESSI è un leader tecnico, ma nessuno si aspetti da lui dei discorsi ispiratori. Parla solo con i piedi. E sono discorsi straordinari.

JAVIER MASCHERANO Invece è un leader sociale, uno di quei soggetti che si fanno sentire nello spogliatoio perché hanno autorità morale. Nella semifinale contro l’Olanda ci ha mostrato l’intera enciclopedia della leadership.

JOSE MOURINHO Se Guardiola è Mozart, Mourinho è Salieri: sarebbe un gran musicista, se non esistesse Mozart. Insegue la vittoria in modo ossessivo ed esercita una leadership dominante che richiede un’autentica esibizione di potere.

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