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Sochi: Vanessa Mae, ultima al traguardo e felice

18 febbraio 2014 • Sport news

Sono storie da spirito olimpico, queste. La nota violinista pop Vanessa Mae, nata a Singapore, cittadina britannica, scia per la Thailandia (paese di provenienza della madre). E si è qualificata per Sochi 2014. Nessuna speranza di medaglia, per carità: l’importante è partecipare. E Vanessa Mae (registrata con il suo cognome, che è Vanakorn) partecipa, e a suo modo vince. Non sale sul podio del gigante: anzi, arriva 67esima e ultima tra le atlete giunte al traguardo, con un ritardo superiore ai 50 secondi dalla vincitrice Tina Maze. Ma la musicista, all’arrivo, esulta come se avesse vinto, nonostante il distacco “alla Coppi”. Questo – e lo ripetiamo senza retorica – è lo spirito olimpico: una violinista pop famosa in tutto il mondo che, gioiosa, sprizza felicità per aver partecipato ai Giochi. E chiuso regolarmente la gara.

Per il resto, lo abbiamo anticipato: Tina Maze, infine, conquista il suo secondo oro, stavolta in solitaria, vincendo gigante: in una pista ancora una volta ai limiti della praticabilità – giornata da tregenda: pioggia, vento e neve molliccia – la slovena ha preceduto Anna Fenninger (oro in superG) e l’olimpionica uscente Viktoria Rebensburg. Ancora una medaglia di legno per gli azzurri: questa volta è per l’ottima Nadia Fanchini, che non è riuscita a difendere il terzo posto della prima manche. “E’ logico che ci sia un po’ di delusione perché l’Olimpiade è l’Olimpiade ma ho dato tutta me stessa”, ha dichiarato la camuna. “Due giorni fa in allenamento ero davanti anche alla Regensburg avevo fiducia perché ho visto che andava bene. Non conoscevo tutti i particolari del tracciato ma solo i due-tre punti dove bisognava usare l’intelligenza. Per il resto ho pensato solo a buttare giu le punte”. Pessima prima manche, invece, per Lara Gut, che ha recuperato (ma non abbastanza) con un’ottima seconda prova. Nella graduatoria finale, la ticinese è arrivata a 2’66” dalla Maze: troppo. “Non mi piace sciare su una neve del genere”, ha detto Lara: difficile darle torto. Cinquantacinquesima la veneta Alessia Dipol, che gareggia per il Togo: oltre 25 i secondi di distacco dalla Maze.

Nel medagliere olimpico, la Norvegia torna nella parte alta e insidia la Germania. A permettere il salto sono le medaglie d’oro di Jørgen Graabak nella combinata nordica e di Emile Hegle Svendsen nei 15 km biathlon mass start (finalmente al via), davanti al due volte oro Martin Fourcade. Ora, i tedeschi guidano a 8 ori, davanti, appunto, ai norvegesi con 7, mentre a 6 seguono l’Olanda (ancora triplete nel pattinaggio di velocità, questa volta nei 10 mila metri, con il trio Jorrit Bergsma, Sven Kramer e Bob de Jong) e gli Stati Uniti (con David Wise oro nel freestyle – halfpipe maschile). Terza medaglia, invece, per Arianna Fontana: questa volta è un bronzo in una rocambolesca staffetta 3000 metri femminile di short track, dove le azzurre sono state precedute da Corea del Sud e Canada. E’ caduta, Arianna, che correva in quarta frazione. Secondo la delegazione canadese, l’incidente è avvenuto per una scorrettezza dell’atleta coreana, e ne ha chiesto la squalifica, ma niente da fare. A essere esclusa è stata solo la Cina, responsabile di un’irregolarità proprio ai danni della Corea del Sud: la squalifica ha permesso alle azzurre di prendersi il bronzo. Ora i 1000 metri: gara difficile. Ma Arianna è tosta e lotterà per l’oro. Oro che il bleu Pierre Vaultier ha invece conquistato snowboard cross maschile. Nell’hockey, la sorprendente Slovenia ha rifilato un 4-0 all’Austria; con lo stesso punteggio, la Russia ha eliminato la Norvegia. Cechi contro slovacchi: hanno vinto i primi, per 5-3, in seguito a un match dall’andamento strano: la Cechia è partita con un parziale di 4-0; recupero della Slovacchia fino al 4-3, poi gol della sicurezza per la squadra di Vladimír Růžička. Clamorosa, invece, la sconfitta della Svizzera vice-campione del mondo contro la Lettonia, che gli uomini di Simpson avevano battuto appena qualche giorno fa nel girone: un brutto primo tempo e la sterilità offensiva dei rossocrociati fissano il risultato finale sul 3-1 per i baltici. Per la Eisgenossen – è proprio il caso di dirlo – les jeux sont faits. Domani, 19 febbraio, i quarti: Slovenia-Svezia, Russia-Finlandia, Lettonia-Canada e Cechia-Stati Uniti.

Clemente Isola

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