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Compleanni: il calcio internazionale festeggia Fifa e Uefa

11 maggio 2014 • Eventi

Hanno una certa età, ma il loro fascino è indiscutibile. Il 21 maggio la Fifa compie 110 anni, mentre il 15 giugno sarà il turno della Uefa spegnere le candeline, che sono già 60. La Fifa, il governo del calcio mondiale, venne fondata a Parigi e infatti la sua denominazione è la sigla di Fédération Internationale de Football Association, in lingua francese. La Uefa, invece, è nata a Zurigo e il suo nome è stato coniato durante un convegno a Copenhagen, quando i padri fondatori proposero l’acronimo dell’insegna inglese Union of the European Football Associations.

Inizialmente presieduta dal francese Guèrin, la Fifa nei primi anni di vita si è occupata prevalentemente dei tornei di calcio alle Olimpiadi. In seguito, grazie al leggendario Jules Rimet ha dato alla luce i campionati del mondo. La prima edizione della storia si è svolta nel 1930 in Uruguay, con la vittoria dei padroni di casa. La seconda e la terza edizione sono state conquistate dall’Italia di Pozzo, il cui ciclo è stato interrotto dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Al termine del conflitto, la Coppa del mondo è ripartita dal Brasile, dove nel 1950 l’Uruguay ha realizzato il celeberrimo “Maracanazo”, strappando il titolo ai padroni di casa. La voglia di lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra e di sfruttare la ripresa dell’economia spinse le federazioni locali a lavorare per aumentare il numero di sfide internazionali. In particolare, era la vecchia Europa ad avvertire la febbre del pallone, anche in vista dei campionati del mondo che nel 1954 si sarebbero svolti in Svizzera.

Da due anni, le operazioni erano coordinate da un terzetto composto da Ottorino Barassi, presidente della federazione italiana, José Crahay, segretario della federazione ed Henri Delaunay, suo omologo francese. Nel 1953, i tre dirigenti riuscirono ad ottenere dalla Fifa l’autorizzazione alla creazione di confederazioni continentali e la svolta permise ai padri fondatori di ottenere l’appoggio di altri paesi importanti come l’Inghilterra, la Scozia, l’Ungheria e la Danimarca. L’anno successivo, anche l’Europa poteva vantare il proprio governo autonomo del calcio. Il primo congresso Uefa si svolse a Vienna, dove venne discussa l’ipotesi di dare vita a dei tornei continentali sia per squadre nazionali, sia per squadre di club. Delaunay fu l’ideatore degli europei per nazionali, torneo che prese il posto della Coppa Internazionale, precedentemente riservate alle rappresentative della parte centrale del continente. La prima edizione si disputò in Francia nel 1960 e il trofeo, intitolato proprio a Delaunay, fu sollevato al cielo dall’Unione Sovietica. In quanto al torneo per club, la Uefa si è posta il problema di dare un degno seguito ai primi esperimenti realizzati da singole federazioni, come la Coppa dell’Europa centrale del 1927, la Coppa Latina del 1949 e la Coppa Grasshoppers del 1952.

La crescita di popolarità del calcio alimentava la rivalità tra le diverse scuole europee, che si contendevano un primato tecnico puramente fatto di opinioni, visto che le occasioni di sfidarsi sul campo erano rarissime. I vari giornali dell’epoca giocarono un ruolo decisivo, con il Daily Mail che parlava del Wolverhampton come della migliore squadra del pianeta e le altre testate internazionali che, per compiacere i propri lettori, rispondevano esaltando le imprese del Real Madrid, del Milan e dell’Honved, a secondo del paese di appartenenza. Furono i francesi de L’Equipe ad uscire dall’impasse, proponendo a Fifa e Uefa la creazione di un torneo con le migliori squadre di ogni paese. La dirigenza della Uefa inizialmente preferiva concentrarsi sul torneo per nazioni, in fase embrionale, ma le rigide indicazioni della Fifa la convinsero a tirarsi su le maniche e ad inaugurare nel 1955 la Coppa dei campioni, in francese Coupe des clubs champions européens. Gli inglesi la chiamavano “European Cup”, ma per le prime edizioni si limitarono ad osservarla, visto che i padri fondatori del calcio si consideravano troppo nobili per abbassarsi al confronto con il resto del mondo. Sempre nel ’55, debuttò la Coppa delle Fiere, riservata alle città sedi di fiere campionarie.

Nel 1971 questa manifestazione assunse la denominazione di “Coppa Uefa”, ospitando le squadre piazzatesi immediatamente alle spalle dei vari campioni nazionali. Nel 2009 cambiò ulteriormente il nome per diventare “Europa League” ed assumere una formula a gironi più simile a quella della principale Coppa europea. La Coppa dei Campioni, infatti, dal 1992 si è reincarnata nella Champions League, aprendo le porte a più squadre per nazione (in numero proporzionale al ranking del paese di appartenenza) ed aumentando il numero di incontri per garantire maggiori incassi e, soprattutto, più diritti televisivi alle partecipanti. Nel calderone di queste riforme, nel 1999 si è deciso di chiudere la storia della Coppa delle Coppe, competizione nata nel 1960 per mettere a confronto le squadre detentrici delle rispettive coppe nazionali: con lo sviluppo degli altri due tornei, era diventata poco più che una sgradita appendice. Il rapido sviluppo del calcio moderno ha fatto sì che i valori economici diventassero spesso preponderanti rispetto a quelli tecnici. Negli ultimi anni, Fifa e Uefa hanno dovuto spendere molte energie per difendere il criterio del fair-play anche in campo economico e le loro sanzioni hanno avuto vittime davvero illustri. La Fifa ha bloccato per due stagioni il mercato del Barcellona, reo di aver commesso delle irregolarità nell’ingaggio di alcuni calciatori minorenni.

La Uefa ha invece imposto una multa di 60 milioni di euro (spalmabili in tre anni) e una rosa bloccata a soli 21 giocatori per la Champions League della prossima stagione al Manchester City e al Paris Saint Germain, i cui conti non sono in ordine perché tanto i buchi vengono ripianati dai ricchissimi sceicchi che possiedono i club. Questo, però, determina un’ingiusta disparità con le rivali europee ed è compito della Uefa vigilare perché ciò non si verifichi. Il lavoro non è certo finito, perché diverse altre squadre sono sotto la lente di ingrandimento per via del loro comportamento disinvolto. Ed anche la Fifa ha il suo daffare, soprattutto con i numerosi casi di “naturalizzazioni” sospette di calciatori nati in un paese e poi valorizzati in un altro, dove hanno conquistato la maglia della nazionale. Dopo aver costruito il calcio internazionale, Fifa e Uefa hanno il compito di tutelarlo e di preservarne la magia. Con i mondiali alle porte, non possiamo che augurare loro di farlo sempre in modo efficace, per l’interesse dei calciomani del pianeta. Buon compleanno, bellissime vecchie signore. L.Z.

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